Archivio per 2009

Timeo n° 6 – Ottobre 2009

lunedì, 26 ottobre, 2009

È on-line il sesto numero del giornale dell’Associazione Etnea Studi storico-filosofici: Timeo.

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Timeo n 6
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Gentile lettore, invia i tuoi quesiti al giornale tramite l’email associazione@studistoricofilosofici.org : ti risponderemo in una rubrica a te dedicata. Inviaci anche i tuoi commenti, suggerimenti e idee!

Timeo n°5 – Settembre 2009

giovedì, 24 settembre, 2009

È on-line il quinto numero del giornale dell’Associazione Etnea Studi Storico Filosofici: Timeo.

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Timeo n° 5, Anno 1, Settembre 2009
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Gentile lettore, invia i tuoi quesiti al giornale tramite l’email associazione@studistoricofilosofici.org : ti risponderemo in una rubrica a te dedicata. Inviaci anche i tuoi commenti, suggerimenti e idee!

Timeo n° 4, Luglio Agosto 2009

mercoledì, 19 agosto, 2009

È on-line il quarto numero del giornale dell’Associazione Etnea Studi Storico Filosofici: Timeo.

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Timeo n° 4, Anno 1, Luglio Agosto 2009
Titolo: Timeo n° 4, Anno 1, Luglio Agosto 2009 (2 MB)

In questo numero, presentiamo i seguenti articoli:

Pianeta Gelmini di Salvatore Distefano
L’università pubblica di Salvatore Tinè
Una soluzione al debito pubblico: “tagliamo la cultura!” di Rosaria Materia
Premesse concettuali ed aspetti problematici della Cittadinanza nel nostro Ordinamento di Dario Maugeri
Libertà, uguaglianza, fraternità di Giovanni Finocchiaro
Basta spargimenti di sangue in Iran di Giuseppe Nibali

La classe – Entre les murs di Agata Maugeri (per la rubrica Visioni)
La scuola e i progetti, risposta a cura di G.F. (per la rubrica D&R)

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A proposito di federalismo

domenica, 5 luglio, 2009

A commento e in risposta all’articolo «Il federalismo italiano: autonomia territoriale o secessionismo locale?» di Rosaria Materia (Timeo, n. 2,  pp. 5 – 6), un lettore ci invita al dialogo, augurandosi, come del resto ci auguriamo noi, che altri si uniscano alle  considerazioni qui espresse, magari tra i commenti a questo post:

Nel suo molto interessante intervento dal titolo «Il federalismo italiano: autonomia territoriale o secessionismo locale?» (Timeo, n. 2, pp. 5 – 6), Rosaria Materia pare dubitare dell’opportunità di istituire un Senato ‘federale’. Se la mia lettura risponde al vero, allora mi preme evidenziare che la secolare tradizione degli Stati federalistici, o semplicemente autonomistici, insegna il contrario: la trasformazione del Senato in Camera rappresentativa delle Autonomie territoriali fornirebbe a queste una sede privilegiata ove ottenere adeguata visibilità alle istanze ed ai bisogni delle comunità, concorrendo in modo decisivo alla formazione dell’indirizzo politico nazionale e degli atti statali in grado di incidere sulle realtà socioeconomiche locali. La chiave di volta di qualsiasi ordinamento decentrato – autonomistico, regionalistico o federalistico – sta, come sostiene il prof. Ruggeri, nel trasferire la ‘periferia’ al ‘centro’, piuttosto che nel distribuire arbitrariamente ‘pezzi’ di potere centralistico agli Enti territoriali. Se invece, come auspico, l’Autrice si riferisce al rischio che sia riesumato l’ambiguo e deleterio limite dell’interesse nazionale, che autorizza Parlamento e Governo a sindacare l’opportunità delle norme stabilite autonomamente dalle Regioni, allora mi associo all’allarme. L’interesse nazionale fu posto come limite di merito, giustificato dal regionalismo rigidamente gerarchico disegnato dalla Costituzione del 1948; ma a causa della sua natura fortemente intrusiva non ebbe mai applicazione e fu surrettiziamente trasformato in limite di legittimità, talmente vago da indurre taluno a paragonarlo ad un ‘buco nero’ (Martines et al.). Alla luce della riforma operata dalla l. Cost. 3/01 l’interesse nazionale non è compatibile con un sistema di relazioni fra Stato ed Autonomie ispirato al principio della pariordinazione, che è regolata mediante la competenza statale a fissare i principi fondamentali cui deve conformarsi la potestà legislativa regionale concorrente, nonché mediante il criterio della sussidiarietà verticale. Soprattutto, l’interesse nazionale risulta assorbito dal potere sostitutivo assegnato al Governo nazionale dall’art. 120, comma 2, Cost. nei confronti delle Regioni e delle altre Autonomie al fine di garantire standards di tutela civile e sociale uniformi su tutto il territorio nazionale. Ciò è stato autorevolmente affermato dalla Corte costituzionale (sentt. nn. 303/03 e 62/05).

G.V.

Risponde Rosaria Materia:

Gentile lettore, ringraziandola per l’interesse dimostrato verso una tematica così attuale come la devolution, mi pare doveroso rispondere alle sue considerazioni in merito al mio articolo pubblicato sul numero di maggio di Timeo dal titolo Il Federalismo italiano: autonomia territoriale o secessionismo locale?.

Posto che il mio intervento non voleva essere una critica al federalismo tout court (sarebbe stato alquanto ingenuo), infatti, ho citato esempi di una tradizione italiana illustre (da Balbo a Cattaneo a Ferrari) che avrebbe potuto dare origine ad interessanti quanto “serie” esperienze di federalismo, è innegabile che parole come “decentramento” ed “autonomia” sono da ritenersi sacrosante all’interno di un ordinamento che – riprendo le parole di Ruggeri riportate dal lettore – “intende trasferire la ‘periferia’ al ‘centro’, piuttosto che distribuire arbitrariamente ‘pezzi’ di potere centralistico agli Enti territoriali”. Ciò che ho voluto mettere in evidenza è il pericolo, non tanto che l’interesse nazionale prevarichi le norme stabilite dalle Regioni, quanto che quello regionale di una certa parte dell’Italia, oggi ampiamente rappresentata in Parlamento, mascherato da interesse nazionale favorisca (come avvenne all’epoca di Cavour) alcune regioni (quelle più ricche) piuttosto che altre: a farne le spese sarebbero nuovamente le zone più arretrate (il Meridione). La proposta ITALIANA di “Senato federale” risulta contraddittoria anche perché, nel prevedere l’elezione di questo organo a suffragio universale e diretto, con sistema proporzionale, non si garantisce la rappresentanza territoriale da parte dei senatori. Anche proposte come quella di prevedere, tra i requisiti richiesti per l’elettorato passivo alla carica di senatore, la residenza nella Regione alla data di indizione delle elezioni, hanno una scarsa influenza sull’attuazione del principio della “rappresentanza territoriale”. Spero di aver chiarito il mio punto di vista, che rimane, comunque, quello di una semplice cittadina e non intende entrare nel merito di questioni tecniche alle quali potrà sicuramente rispondere esaustivamente chi nella nostra redazione possiede maggiori competenze nell’ambito del diritto.

Rosaria Materia